La mia esperienza “di familiare”

“Proseguiamo il cammino rendendoci conto che ci potranno essere altre difficoltà da superare senza perdere il pensiero positivo che ci ha accompagnato finora.”
Lo scorso anno prima dell’estate, la mia compagna mi ha detto di avere un nodulo al seno di cui non mi aveva mai parlato.

Anzi, poiché stavamo attraversando un momento particolare, aveva preferito non parlarmi della cosa trascurandola volutamente e lasciando passare alcuni importanti mesi.

Quando l’ho saputo, non vi nascondo che la mia prima reazione è stata quella di arrabbiarmi tantissimo con lei per quella che avevo reputato una grande stupidaggine.

Subito dopo, però, ho riflettuto molto sulla cosa ed ho capito che non c’era tempo da perdere in inutili discussioni ma che bisognava concentrarsi sul come affrontare la cosa assieme a lei.

La prima grande difficoltà per chi non ha mai avuto particolari problemi di salute, infatti, è cercare di capire cosa fare, cosa per niente facile…

Dopo un consulto dal medico di base, infatti, siamo stati proiettati nel vortice degli esami da fare, che abbiamo svolto al Mangiagalli, e quasi senza rendercene conto ci siamo ritrovati a dover affrontare un’operazione al seno nel mese di luglio 2013.

L’operazione è andata bene, anche grazie al team di medici davvero di grande professionalità, che ha eseguito una mastectomia con asportazione di tutti i linfonodi dell’ascella destra e conseguente ricostruzione plastica del seno destro.

Scusate finora se ne ho parlato sempre al plurale, cosa assolutamente impropria in quanto è stata la mia compagna ad aver affrontato la cosa, ma io l’ho vissuta con una tale intensità emotiva che mi ha davvero coinvolto molto.

In realtà, dal punto di vista concreto ho fatto una cosa sola: ci sono stato! Sono sempre stato lì con lei: prima, durante e dopo l’operazione.

Ho cercato di supportarla come potevo, l’ho incoraggiata a non mollare mai, l’ho aiutata nelle cose pratiche (visite mediche, impegnative, certificati, ecc.) e, soprattutto, nel cercare ostinatamente una diagnosi post-intervento sulla corretta terapia da seguire in base al tipo di tumore, forse la cosa più difficile di tutte.

Fino all’operazione, infatti, siamo arrivati quasi di slancio, ma poi decidere quale fosse la terapia più giusta da seguire non è stato per niente facile ed abbiamo fatto diversi consulti con medici “di grido” e non, fino ad arrivare alla decisione finale che è stata quella di non fare la chemioterapia.

Ora, dopo un anno di terapia ormonale con il tamoxifene e di punture di enantone, le cose sembrano andare per il verso giusto: tutte le visite di controllo e gli esami sono a posto!

C’è ancora strada da fare, ma si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera, vero? Quindi proseguiamo il cammino rendendoci conto che ci potranno essere altre difficoltà da superare senza perdere il pensiero positivo che ci ha accompagnato finora.

Mi auguro che aver condiviso con voi la mia esperienza “di familiare”, e non di paziente, possa comunque essere di aiuto a chi si dovrà trovare ad affrontare esperienze analoghe.

 

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